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Slow economy. Rinascere con saggezza. di Rampini Federico
Mondadori (collana Strade blu) - 2009
Euro 17,00

Abbiamo di fronte a noi una lenta e inesorabile rivoluzione verde che ci porterà a produrre e a consumare in modo più consapevole; si percepisce nei comportamenti dei governanti e degli elettori il desiderio di un "Neo-socialismo" che spinga gli stati ad assumere iniziative politiche più ponderate e attente alla qualità dei servizi, del welfare e della vita in generale. Secondo Rampini si va profilando la rivoluzione tranquilla della "Slow Economy": un nuovo modello di sviluppo dove la crescita a ogni costo non sarà più la prima preoccupazione delle nostre società.

Un modello di sviluppo in cui, come in una sorta di "Slow food" esteso a ogni aspetto della vita, ritroveremo tutti insieme un nuovo (e antico nello stesso tempo) equilibrio con il nostro ambiente lavorativo, naturale e sociale. Federico Rampini sostiene che se a vacillare è un intero modello di vita, l’Occidente può forse cogliere un’opportunità di salvezza guardando a Oriente.

È qui che entra in gioco la Slow Economy, ovvero la via a uno sviluppo diffuso e sostenibile, volgendo sempre lo sguardo a una millenaria saggezza orientale fatta anche di risparmio e frugalità.

L’autore ripercorre luoghi e storie in cui Occidente e Oriente si sono lasciati contagiare reciprocamente, in un avvincente viaggio nella memoria e nel futuro. Il cammino esposto in queste pagine ci avvicina a popoli e luoghi tanto remoti, traendo da essi spunti e suggerimenti per trasformare l’uscita dalla crisi in una vera rinascita; esemplari i racconti sull’estrema frugalità dei cinesi nei consumi, come riutilizzare l’acqua di bollitura del riso per innaffiare le piante oppure utilizzare il lato libero di un foglio usato per le fotocopie. Tutti esempi di una mentalità attenta al risparmio e al riciclo che la Cina di oggi si porta appresso dal suo recente passato rurale e prevalentemente agricolo. 

 

CAMPAGNA NERA - Siamo andati a vedere come i nostri produttori gestiscono il lavoro dipendente

 

Sono attorno a noi. Fanno parte del nostro paesaggio, della nostra storia. Le campagne di Rimini, fonte di sussistenza primaria fino al Dopoguerra, abbandonate per il boom del turismo di massa. Più denaro, più in fretta. Da allora l'entroterra, l'immediata periferia, ha cercato di riqualificarsi, di darsi un'immagine di tipicità. Con molta fatica. Uno sforzo tale che oggi, a chi da quindici o vent'anni si impegna nel rispetto della natura, sembra inutile per le condizioni stagnanti con cui si è costretti a lavorare.

L'agricoltura nel riminese, priva di ogni riflesso programmatico nazionale, oggi ha due volti: quello convenzionale che oltre a pauperizzare la terra ha ingrossato le fila dell'immigrazione clandestina e lo sfruttamento del lavoro nero. E quello dei pochi sostenitori del metodo bio, isolati e costretti ad una vera e propria resistenza contro i colossi del mercato.

"Noi siamo una decina - racconta Marco Delvecchio - i membri della famiglia più dei lavoratori di origine albanese, con noi ormai da più di quindici anni". Fin qui niente di strano, si sapeva che in campagna lavorano extracomunitari di varie etnie.

Il problema viene quando si tratta di regolarizzare, di picchi stagionali e di alloggi. "C'è stato uno di qui che tempo fa è finito sui giornali perché teneva 70-80 stranieri in nero nelle stalle e nei capannoni e che quando arrivava verso fine estate, telefonava alla polizia e faceva sgombrare, così non doveva nemmeno pagarli tutti" ricorda Pietro Bastoni.

Storie di degrado sono frequenti, non lontane dagli episodi di Rosarno. Nel riminese un bracciante agricolo in nero guadagna in media 5 euro all'ora. A complicare il quadro interviene anche un fattore burocratico, "le quote degli extracomunitari prima di giugno non escono - spiega Marco Delvecchio - perciò ci troviamo sempre con l'acqua alla gola se vogliamo mettere in regola con i contratti stagionali". Ma i sindacati che ruolo hanno in tutto questo? "Quelli sono buoni ad amministrare, io per protesta mi sono cancellato da tutti. Quando è nato il gas è stata manna dal cielo, non solo per il rapporto umano ma perché dopo tanto tempo abbiamo intravisto uno spiraglio di cambiamento".

Molto diversa è la situazione di Stefano Bartoletti. La sua azienda è composta da lui stesso che si occupa delle consegne, della preparazione degli ordini e del lavoro sulle macchine agricole. Funziona senza extracomunitari perché è un'azienda famigliare, ne fanno parte infatti sia la moglie che il padre, tutti in regola, mentre il cognato è l'unico dipendente, a tempo indeterminato.

Stesso sistema a casa di Pietro Bastoni, che si avvale delle due sorelle, dell'operosità della moglie e dell'aiuto saltuario del figlio, studente in agraria. "Ma così si fa ugualmente molta fatica ad andare avanti".

 

L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE – Appello agli Enti locali per la modifica degli statuti comunali

Il GAS  - Gruppo d’acquisto solidale di Rimini - condivide le finalità del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, ed in particolare:
conferma che il diritto all’accesso all’acqua è un diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e che l’acqua è un bene comune pubblico;
ribadisce il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una
risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
riconosce che la gestione del servizio idrico è un servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini;
promuove la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alle scelte fondamentali relative
alle politiche di tutela dell’acqua e di gestione del servizio idrico integrato.

A tal proposito:
sollecita gli Enti Locali affinché si riapproprino della potestà sulla gestione dell’acqua, dato che lo strumento legalmente disponibile in sede alle amministrazioni locali per la tutela del bene è  la modifica dello Statuto Comunale;
invita il Sindaco del Comune … a farsi promotore della modifica dello statuto  del comune includendo  la gestione del servizio idrico integrato  tra i servizi pubblici comunali privi
di rilevanza economica  in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini.

Questi percorsi di mobilitazione sono fattibili, così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale della regione Abruzzo e della Regione Puglia, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali  nel resto d’Italia, da ultimo quello di Venezia, nonché dalla formazione del  Coordinamento Nazionale "Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico".

Gestione pubblica, contenimento dei costi ed efficienza del servizio pubblico possono coesistere!

 

 
Latte Crudo

BEVIAMO ALLA SALUTE DEL LATTE CRUDO – Sciolti i dubbi al riguardo durante un incontro con gli esperti

Finalmente un incontro alla Sala degli Archi di Rimini ha chiarito una importante questione: di cosa parliamo quando parliamo di latte crudo


Martedì 12 gennaio alla Sala degli Archi di Rimini si è svolto l’atteso incontro sul latte crudo, organizzato dal RiGAS con la presenza di alcuni qualificati relatori: la dottoressa Milena Libretto, Direttore Area Veterinaria AUSL di Rimini, la dottoressa Roberta Lodi, del CNR ISPA Centro Studi latte di Milano, e il signor Giuseppe Invernizzi, Direttore Consorzio Tutela latte crudo.

La sala era affollata sia da soci del gas, che da cittadini, tutti quanti spinti dal desiderio di chiarirsi le idee sulle proprietà e sulle insidie del latte crudo.
Erano presenti anche tutti gli allevatori che hanno i propri distributori di latte sul territorio della provincia di Rimini, alcuni dei quali, terminata la serata, hanno invitato il pubblico presente a visitare le proprie aziende per meglio rendersi conto della loro attività.  

I dubbi più importanti sono stati affrontati dal punto di vista igienico-sanitario, il che ha contribuito a sciogliere molte riserve e perplessità. Cerchiamo di riassumere per voi:
• I nostri allevamenti sono da anni sotto controllo puntuale ed accurato da parte del servizio veterinario dell’AUSL ed hanno la qualifica di “ufficialmente indenne da tubercolosi e brucellosi”; la qualità del latte che ne deriva è elevata e questo ha consentito l’evoluzione della normativa che ha potuto prevedere la vendita del latte tal quale direttamente alla stalla o attraverso distributori atti a mantenere la temperatura idonea e costante;
• Il consumo del latte crudo consente di apportare all’organismo tutte quelle sostanze (vitamine, enzimi ) che attraverso il trattamento termico verrebbero inattivate;
• Va nondimeno considerato che essendo il latte un alimento “vivo” e ricco di nutrienti può veicolare microrganismi potenzialmente patogeni, perciò il consumatore deve essere informato dei rischi presenti e scegliere di conseguenza, in particolare per quanto riguarda anziani e bambini che più degli altri sono a rischio.
• Gli allevatori garantiscono il controllo del latte attraverso prelievi mensili atti a verificare molti parametri come la carica batterica, i patogeni, le aflatossine.

Il Consorzio Tutela latte crudo e il Centro Studi latte di Milano hanno proiettato una serie di diapositive allo scopo di illustrare le modalità di vendita presenti in Italia, nonché le proprietà organolettiche del latte crudo, verificate attraverso controlli microbiologici ripetuti e precisi.
In sintesi, laddove il consumatore rispetti accuratamente la catena del freddo e le precauzioni d’uso che sono chiaramente in evidenza su ogni distributore (vale a dire: 3 giorni di scadenza, obbligo di bollitura), l’utilizzo abituale di latte crudo può essere considerato una valida risorsa in termini nutrizionali e di salute.

 

 

 

 

 LA FORNASA: SCOMMETTIAMO SUL BIOLOGICO

Come immettersi in un mercato in crisi e vivere felici.

Nelle pianure del basso veronese, dove si rincorrono le risaie più antiche d’Italia, c’è un paesino dal nome curioso: Casaleone. Qui da oltre mezzo secolo l’azienda agricola La Fornasa coltiva riso principalmente di due tipi, Vialone nano e Carnaroli. Dieci anni fa la svolta. La conversione del cento per cento della produzione in biologico. Ne parliamo con Stefano Zuliani, responsabile del prodotto finito, della logistica, della vendita per i Gas e non, e di internet. 

Come vi siete avvicinati alla filosofia bio?
"Ci siamo avvicinati alla filosofia bio spinti dal desiderio di un’agricoltura più sana e naturale, che producesse si un prodotto di qualità superiore rispetto a quelli tradizionali ma che allo stesso tempo rispettasse i terreni".

Da chi è composta la vostra azienda?
"L’azienda e composta da Gianni e Federico Marolato, che sono i titolari. Essendo un’azienda familiare collaboriamo un po’ tutti quando si presenta qualcosa da fare. I mercatini e i trasporti del prodotto vengono seguiti da me e dalla figlia del proprietario Samantha, le fatture e la contabilità dell’azienda dalla moglie di uno dei titolari e così via. L’unico aiuto esterno ci viene da dei ragazzi che danno una mano in campagna durante i periodi di maggior lavoro".

Quali sono le differenze d’impatto ambientale tra la coltivazione di riso tradizionale e quella biologica? Quali sono stati gli ostacoli principali?
"Principalmente, risparmiamo alla terra tutte quelle sostanze chimiche che vengono comunemente adoperate nell’agricoltura tradizionale per impedire la crescita di infestanti o allontanare i parassiti. Evitando l’uso di queste sostanze il lavoro certamente aumenta e la resa del prodotto è inferiore ma non possiamo parlare di veri e propri ostacoli".


Come è cambiato il consumo con l’effetto crisi?
"Noi ci siamo trovati ad entrare in un mercato già in crisi per cui ci è impossibile immaginare la differenza. Il lato positivo è che proprio cercando una via d’uscita a questa crisi ci siamo avvicinati alle realtà Gas di cui prima non eravamo a conoscenza".


Che impressione avete avuto di Ecomia 2009?
"Molto buona. Per noi produttori è stato un modo per incontrare i nostri clienti e scambiarsi opinioni e consigli utili. Abbiamo notato poi che Rimini è particolarmente sensibile al biologico. Fa molto piacere".


Qual è secondo voi il futuro dei Gas come forma di acquisto etica e responsabile?
"I Gas sono senza dubbio un’ottima forma d’acquisto per un’Italia costantemente in crisi come la nostra. So di aziende agricole salvate dal fallimento proprio grazie a queste realtà e anche nel nostro caso costituiscono un’importante fonte di aiuto. Mi auguro che continueranno sempre ad esistere e magari anche ad aumentare".


Come viene trattato il vostro prodotto nel circuito della ristorazione. Esiste tra i cuochi una sensibilità bio?
"Forniamo alcuni ristoranti della nostra zona ma purtroppo la sensibilità Bio dalle nostre parti è molto scarsa. La gente non si fida a mangiare un prodotto diverso dal convenzionale a cui sono abituati anche se nel caso del biologico, si tratta di un prodotto di qualità certamente superiore".


Cosa c’è nel vostro paniere oltre a ciò che si può trovare al Gas? Ci sono novità allo studio attualmente?
"I prodotti proposti ai Gas sono tutti i prodotti di cui disponiamo oggi, al più presto riusciremo a fornire anche farine di grano e mais e farro decorticato".

 

 
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