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LA FORNASA: SCOMMETTIAMO SUL BIOLOGICO Come immettersi in un mercato in crisi e vivere felici.
Nelle pianure del basso veronese, dove si rincorrono le risaie più antiche d’Italia, c’è un paesino dal nome curioso: Casaleone. Qui da oltre mezzo secolo l’azienda agricola La Fornasa coltiva riso principalmente di due tipi, Vialone nano e Carnaroli. Dieci anni fa la svolta. La conversione del cento per cento della produzione in biologico. Ne parliamo con Stefano Zuliani, responsabile del prodotto finito, della logistica, della vendita per i Gas e non, e di internet. Come vi siete avvicinati alla filosofia bio? "Ci siamo avvicinati alla filosofia bio spinti dal desiderio di un’agricoltura più sana e naturale, che producesse si un prodotto di qualità superiore rispetto a quelli tradizionali ma che allo stesso tempo rispettasse i terreni". Da chi è composta la vostra azienda? "L’azienda e composta da Gianni e Federico Marolato, che sono i titolari. Essendo un’azienda familiare collaboriamo un po’ tutti quando si presenta qualcosa da fare. I mercatini e i trasporti del prodotto vengono seguiti da me e dalla figlia del proprietario Samantha, le fatture e la contabilità dell’azienda dalla moglie di uno dei titolari e così via. L’unico aiuto esterno ci viene da dei ragazzi che danno una mano in campagna durante i periodi di maggior lavoro". Quali sono le differenze d’impatto ambientale tra la coltivazione di riso tradizionale e quella biologica? Quali sono stati gli ostacoli principali? "Principalmente, risparmiamo alla terra tutte quelle sostanze chimiche che vengono comunemente adoperate nell’agricoltura tradizionale per impedire la crescita di infestanti o allontanare i parassiti. Evitando l’uso di queste sostanze il lavoro certamente aumenta e la resa del prodotto è inferiore ma non possiamo parlare di veri e propri ostacoli". Come è cambiato il consumo con l’effetto crisi? "Noi ci siamo trovati ad entrare in un mercato già in crisi per cui ci è impossibile immaginare la differenza. Il lato positivo è che proprio cercando una via d’uscita a questa crisi ci siamo avvicinati alle realtà Gas di cui prima non eravamo a conoscenza".
Che impressione avete avuto di Ecomia 2009? "Molto buona. Per noi produttori è stato un modo per incontrare i nostri clienti e scambiarsi opinioni e consigli utili. Abbiamo notato poi che Rimini è particolarmente sensibile al biologico. Fa molto piacere".
Qual è secondo voi il futuro dei Gas come forma di acquisto etica e responsabile? "I Gas sono senza dubbio un’ottima forma d’acquisto per un’Italia costantemente in crisi come la nostra. So di aziende agricole salvate dal fallimento proprio grazie a queste realtà e anche nel nostro caso costituiscono un’importante fonte di aiuto. Mi auguro che continueranno sempre ad esistere e magari anche ad aumentare".
Come viene trattato il vostro prodotto nel circuito della ristorazione. Esiste tra i cuochi una sensibilità bio? "Forniamo alcuni ristoranti della nostra zona ma purtroppo la sensibilità Bio dalle nostre parti è molto scarsa. La gente non si fida a mangiare un prodotto diverso dal convenzionale a cui sono abituati anche se nel caso del biologico, si tratta di un prodotto di qualità certamente superiore".
Cosa c’è nel vostro paniere oltre a ciò che si può trovare al Gas? Ci sono novità allo studio attualmente? "I prodotti proposti ai Gas sono tutti i prodotti di cui disponiamo oggi, al più presto riusciremo a fornire anche farine di grano e mais e farro decorticato".
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