RiGAS - Gruppo di Acquisto Solidale della Provincia di Rimini
sano come il latte PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Paci   
Lunedì 12 Dicembre 2011 18:32

SANO COME IL LATTE –

L'Azienda la Radice di Verghereto nuova fornitrice del RiGAS con il suo “nobile” latte crudo.

Ma davvero può far male? 

Tra gli alimenti presenti nel nostro frigorifero, pochi, per non dir nessuno, hanno subito le diffamazioni del latte. E non parliamo poi del latte crudo, imputato di essere un minaccioso veicolo di batteri, come il temutissimo Escherichia Coli o 157. Batterio che, ricordiamo, muore a 70°, per cui è sufficiente, per colmo di prudenza, bollire il latte e staremo tranquilli. Si perderanno anche elementi nutritivi preziosi, ma avremo compiuto comunque un'azione di consumo consapevole, premiando un prodotto di qualità che percorre solo un breve tratto di strada per giungere fino a noi, e permette di ridurre gli imballaggi grazie ai contenitori riutilizzabili. Detto questo, ad andare a vedere con attenzione, pochi alimenti posseggono le qualità del latte crudo, che è da considerarsi a tutti gli effetti un alimento vivo, in quanto contiene preziosi fermenti lattici, i  lattobacilli, che rafforzano le difese immunitarie e riordinano la flora batterica intestinale. Hanno inoltre un importante ruolo nell'inattivazione dei composti cancerogeni e nella prevenzione delle allergie.  

Per quanto riguarda il versante igienico-sanitario, si tratta di un alimento sotto i riflettori, per cui la sua produzione è costantemente controllata e sottoposta ad una rigida normativa, dalle condizioni delle stalle alla composizione del latte stesso. Ad esempio la stalla per la mungitura non può essere la stessa in cui vive la vacca (a differenza delle aziende che producono il latte destinato alla pastorizzazione), inoltre il latte deve percorrere soltanto un breve percorso attraverso un tubicino, dalle mammelle delle vacche ai contenitori sterilizzati, e venire istantaneamente refrigerato. 

E' facile quindi dedurre che gli allevamenti dai quali proviene il latte crudo sono allevamenti modello. Ne è un esempio lampante l'Azienda di Verghereto “La Radice”, che da qualche settimana ha messo a disposizione della bottega Poco di Buono, punto di ritiro del RiGAS, un distributore del suo latte biologico crudo. Per trovarne un altro bisogna andare fino a Verghereto stessa, dove da quasi un secolo la famiglia di Ruben Stoppa vive e lavora la terra sulle pendici del monte Fumaiolo. Negli anni '80 l'azienda diventa allevamento di mucche da carne, ma è solo nel 2009 che si punta decisi verso la produzione di latte biologico. Della mandria di mucche allevate allo stato brado, solo venti elette, tutte di razza Rossa Pezzata, vengono munte. Il latte che non viene smerciato diventa formaggio e messo in vendita. 

Ci piace sottolineare che dalle mucche nutrite dei vari tipi di erbe trovati nei campi e nei prati, si ottiene un latte particolarmente ricco e “nobile”, dalle caratteristiche che si differenziano a seconda delle stagioni. Paradossalmente questo diventa un problema per i consumatori addomesticati dal latte industriale, dal sapore sempre uguale, che sentendo sul palato differenze di sapore diventano diffidenti. Per esempio, la ginestra conferisce un retrogusto vagamente amarognolo che a qualcuno fa storcere il naso. 

Viene il dubbio che la voce secondo la quale il latte crudo può far male sia stata sapientemente messa in giro dalle industrie casearie, che ci perderebbero moltissimo dalla sua diffusione, ma non vogliamo pensare male, ma soltanto esercitare il pensiero critico.  

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 18:34
 
lavorare insieme. lavorare meglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Paci   
Lunedì 12 Dicembre 2011 18:30

LAVORARE INSIEME, LAVORARE MEGLIO – 

Le caratteristiche e gli innegabili vantaggi di un nuovo modo di lavorare: il co-working 

Il RiGAS è partner capofila di un progetto europeo sul co-working. Da anni l’Europa promuove la creazione di impresa, lo sviluppo delle micro imprese, dell’ auto-imprenditorialità e del lavoro autonomo, specie nei settori correlati alla società della conoscenza. Purtroppo diversi ostacoli impediscono ancora il pieno sviluppo del potenziale europeo nel settore imprenditoriale e l’auto-imprenditorialità stenta ancora a rappresentare una valida risposta alla disoccupazione. L'idea del progetto nasce da un insieme di necessità legate a nuovi modi di pensare il lavoro.

Se è vero che il co-working permette di contenere i costi relativi allo start up d'impresa e alla gestione, è anche e soprattutto vero che è vivo il bisogno di combattere il senso di isolamento e il carico di responsabilità correlate all’auto-imprenditorialità e al lavoro autonomo, particolarmente evidente nei periodi di recessione economica e nella crisi strutturale che il mondo occidentale, Europa in primis, sta affrontando attualmente. Inoltre, aiuta i lavoratori nomadi/non-stanziali a lavorare in diversi contesti europei o nazionali a costi contenuti, ed infine, ultimo ma non per ultimo, favorisce il pensiero laterale, la creatività e l’innovazione incoraggiando il lavorare fianco a fianco di professionisti appartenenti a settori diversi. 

L'obiettivo del progetto che ci vede coivolti sarà lo scambio di informazioni, di esempi e buone prassi in merito al co-working, nonché la diffusione delle esperienze già realizzate a livello locale. Per far questo  tutti i partner del progetto andranno a visitare i diversi paesi coinvolti. Ogni partner che ospita la visita sul proprio territorio organizzerà 3-4 giorni di visita inserendo le esperienze territoriali più significative e discussioni pertinenti il co-working. 

Per chi desidera aderire o avere informazioni può scrivere a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

per parlarne ci vediamo SABATO 17 DICEMBRE ALLE ORE 10 AL PUNTO RITIRO RIGAS DI VIA DELLA LONTRA 2

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 18:32
 
equamente natale PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Paci   
Lunedì 12 Dicembre 2011 18:28

ANCHE QUEST'ANNO È EQUAMENTE NATALE! -

Il RiGAS propone due imperdibili appuntamenti durante il consueto mercatino equo-solidale di Pacha Mama 

Dopo Ecomia, il RiGAS collabora con Pacha Mama in un'altra iniziativa a carattere cittadino. Tutti conoscono Equamente, il mercatino equo-solidale allestito durante le feste natalizie, che quest'anno cambia però cornice di riferimento. Infatti non lo troveremo nel consueto Palazzo del Podestà, ma nelle grandi  e  impervie sale dell'Arengo, il palazzo a fianco. 

Questa collaborazione significa due cose: innanzitutto che saremo presenti con i nostri prodotti nel periodo della manifestazione (6 dicembre – 6 gennaio), ma anche che il RiGAS curerà due degli appuntamenti del ricco calendario di Equamente. 

Sabato 10 dicembre, alle 18, la scrittrice italo-etiope Gabriella Ghermandi ha portato il suo spettacolo/presentazione Regina di fiori e di perle, del quale è autrice e interprete insieme. Si tratta di una narrazione in cui si interseca la storia della famiglia della Ghermandi con la “grande storia”, quella che la gente comune subisce e dalla quale vede mutare il proprio destino. La narrazione si svolge con una modalità alquanto essenziale, simile ai racconti attorno al fuoco e prevede un solo momento "teatrale": quando l'autrice, durante la narrazione, si cambia d'abito indossando quello tradizionale delle sue terre d'origine, l'Etiopia e l'Eritrea.  Al termine, come gesto d'ospitalità, sono stati offerti il pane speziato e il tè tipici dell'Etiopia.  

Di carattere del tutto diverso il secondo appuntamento. Si tratta infatti del famoso “creatore” di giocattoli Roberto Papetti, che giovedi 22 dicembre alle 16 proporrà un intrigante laboratorio per bambini. Si tratterà di costruire una potente trappola per...Gulliver! La laboriosa messa a punto sarà come al solito introdotta da un'incursione nei suoi giocattoli più divertenti. Venire a vedere per credere. 

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 18:29
 
notizie dall'interno - i cibi integrali PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Paci   
Lunedì 12 Dicembre 2011 17:29

NOTIZIE DALL'INTERNO - L’importanza dei cibi integrali 

Quando si pensa all‘intestino si immagina spontaneamente un tunnel ove avvengono processi di assorbimento sia di frazioni importanti di fermentazione che consentano questo tipo di funzione basilare.Tale funzione permette l’assimilazione corretta ed indispensabile alla nutrizione cellulare e al nostro equilibrio metabolico e glicemico.I processi enzimatici che avvengono durante l’espletamento dell’assimilazione, sono pertanto di fondamentale importanza ed ad essi sono associati vari tipi di necessità fondamentali, tra le quali nella principale vi si trova la qualità del cibo che usualmente ingeriamo ed il tipo di relazione che abbiamo con il nostro igiene alimentare.L’igiene alimentare si traduce in una corretta funzionalità non solo intestinale, ma si riversa su tutti quegli aspetti che portano ad originare longevità nonché una ben funzionante attività endocrino- immunitaria.Nell’intestino si associano sempre miscelandosi piu’ o meno armoniosamente varie componenti collegate ad un giusto transito ed assorbimento.Esse sono prevalentemente di ordine fisico, al quale comunque, alcune volte si associano componenti psicosomatiche ed emozionali irrisolte o inconsce.Rimanendo nel campo prettamente fisiologico, gli aspetti salienti consistono in: peristalsi, flora batterica e Ph del lume intestinale.Tutti questi aspetti definiscono lo spettro attorno al quale si svolgono i processi di assimilazione e di espulsione corretta dei residui chiamate feci. 

I CIBI INTEGRALI 

Il cibo integrale, se ben masticato ed integrato, costituisce l’elemento cardine di qualsiasi alimentazione con profili ottimali per qualsiasi tipo di saggia e buona alimentazione si intenda proporsi o proporre alla propria unità famigliare.La stessa organizzazione sanitaria mondiale mette in risalto ed in piena luce tale aspetto ponendolo al centro di qualsiasi tipo di prevenzione e valida nutrizione cellulare ed organica.Essa stessa pone in rilievo che tra mangiare e nutrirsi vi è una sua vitale e spesso cospicua differenza…. Ed il concetto è palese definendo il cibo troppo raffinato e a lungo conservato e trattato, come una introduzione di “CALORIE VUOTE , con dei risvolti pessimi sull’organismo e sulla sua energia vitale e benessere generale     .Le CALORIE PIENE, OVVERO QUELLE DEI CIBI INTEGRALI E FRESCHI sono quelle delle quali l’organismo ha principalmente bisogno e non vanno giammai omesse con frequenza continuativa.La non somministrazione dei veri mattoni della vita cellulare comportano sempre molti problemi sia metabolici sia anche infettivi….tutto il nostro organismo funziona a scartamento ridotto ed inevitabilmente questo danno da qualche parte si manifesterà.Quando si corre sempre del dottore o in farmacia occorre sempre verificare cosa stiamo facendo al nostro tavolo e che senso stiamo dando a questo aspetto fondamentale della nostra salute, nonché occhieggiare alla piramide alimentare…ma che sia soprattutto INTEGRALE!.

COME INIZIARE 

Quando una persona si avvicina al cibo integrale per la prima volta e ha l’abitudine, ormai strutturata di mangiare cibi raffinati, si eviterà di effettuare  un cambio brusco poiché l’intestino potrebbe facilmente ribellarsi.A tal riguardo è duopo iniziare sempre con l’utilizzo di orzo mondo e di riso semi-integrale e di cuocerli, in una prima fase in zuppe molto diluite e con l’aggiunta di sale integrale e di vegetali non infiammanti come: carote, rape, patate e cipolle.Dopo aver abituato l’intestino, il ché ci vorrà circa due mesi per un adulto, allora si procederà con l’introduzione progressiva di cereali di altra qualità e maggiormente ricchi di fibre e sostanze minerali.Nell’alimentazione naturale non è detto che si debba per forza nutrirsi esclusivamente di cibi non raffinati ma questi sarebbero essenziali in quello che la stessa persona indica come il suo pasto preferenziale e dal quale si sente piu’ nutrita e soddisfatta. PS per eventuali delucidazioni rivolgersi a specialisti formati nel settore, il cui consulto può costituire un elemento importante al supporto del nostro benessere. 

Mainetti Fabrizio specialista in discipline olistiche: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2011 17:31
 
casa bio. istruzioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Paci   
Martedì 11 Ottobre 2011 09:47
CASA BIO: ISTRUZIONI PER L'USO - Esperienze di costruzione sostenibile
 
In seguito alle numerose richieste da parte di chi non è potuto essere presente alla serata Casa bio - Istruzioni per l'uso dello scorso 11 maggio, abbiamo pensato di inserire una breve intervista all’ ing. Daniela Brighi riassuntiva degli argomenti trattati durante quella serata.
 
Che cos’e’ il progetto casa sostenibile?
Il progetto di casa sostenibile è prima di tutto la creazione di un ambiente che contribuisca a stare bene. In un epoca in cui ci parlano solo di efficienza energetica sembra strano sentire qualcuno che ancora pensa all'uomo. In realtà non esiste una tecnologia sostenibile di per sé e la speranza di una salvezza data dalla sola efficienza delle tecnologie è illusoria.
A ben guardare ogni volta che una tecnologia conquista l'efficienza di un singolo elemento e si festeggia un progresso ecologico, inversamente aumentano i consumi complessivi, e si compie un ulteriore passo verso il disastro ecologico. Quando costruiamo dobbiamo allora ricordarci che è l'uomo che fa la sostenibilità, con i suoi consumi, comportamenti e scelte.
Quindi elemento fondamentale sono la cultura della sostenibilità, ambienti sani e salubri. Non solo in quanto privi di materiali che facciano ammalare, ma piacevoli nell'utilizzo e garanti di una salute fisica e psicologica piena. Perché la scelta se mantenere una casa o demolirla e rifarla da zero spetta all'uomo e raramente gli aspetti fisico-tecnici sono unico elemento di scelta.
 
E la scelta dei materiali?
Certo, la qualità dei prodotti utilizzati è fondamentale: l'involucro deve isolare d'inverno, avere inerzia per mantenere il fresco d'estate, traspirare per smaltire il vapore naturalmente presente negli ambienti. In questo, sempre i prodotti che meglio rispondono al complesso insieme di richieste sono quelli naturali. Si è parlato di sughero in primis, ma anche di fibra di legno, cellulosa dai giornali riciclati, canapa e vetro cellulare. Ogni materiale ha un suo bilancio ecologico, fatto di energia consumata in fase di produzione, di CO2 emessa e di modalità di riuso o smaltimento. E' interessante notare che i materiali vegetali immagazzinano CO2 atmosferica durante la crescita della pianta e hanno fasi di lavorazione semplici, presentano quindi un bilancio di CO2 addirittura sotto lo zero. Il contrario avviene per i materiali sintetici, ad alto costo energetico ed ambientale.
Ma se fare bioarchitettura significa pensare alla sostenibilità intorno all'uomo, significa anche pensare in termini di territorio. Limitarsi a singole case sostenibili non basta infatti a fare un territorio sostenibile. Ed è fondamentale che per permettere alle persone di conservare e valorizzare il proprio intorno, che queste lo comprendano, ci si rispecchino e lo facciano proprio: ci si identifichino. Solo creando simbiosi tra il territorio e la sua gente si prepara la sua valorizzazione e conservazione. E ogni volta che si conserva, si preserva quell'energia grigia che vi è stata investita nell'atto di costruzione, si evitano scarti, ma si difende anche la stratificazione culturale di un territorio e della sua gente.
 
Come si puo’ valorizzare il territorio?
Oggi non siamo più in grado di fare città: facciamo solo periferia, la città si identifica con quanto presente nel centro storico. Tutto il resto è un amalgama indecifrabile di edifici uguali dappertutto. Né la fantasia di edifici colorati ed estrosi ci aiuta per salvaguardare l’ambiente e per rendere le nostre città vivibili. Per fare territorio quindi non ci si deve concentrare solo sulla propria casa e sulle sue qualità, occorre pensare a come si inserisce nel tessuto. Il tessuto è fatto di relazioni. Tornando agli edifici del centro, in pochi casi vi si trovano qualità spiccate, la qualità sta nel legame che intrattengono con gli edifici intorno, nel filo conduttore che manca ai quartieri moderni.
Per fare tessuto è importante trovare situazioni che consentano alle persone di partecipare alla realizzazione della propria casa. Partecipare ad un obiettivo comune crea il legante per porta ad una comunità, e la comunità è un importante tassello di base per una sostenibilità efficace.
Sono i casi più virtuosi e quelli che ottengono il migliore beneficio economico, grazie alle sinergie di un progetto pensato in bioarchitettura fino dalla sua origine.
 
Quali sono i costi della bioarchitettura?
pensare di sostituire in un progetto convenzionale tutti i materiali sintetici con equivalenti naturali può portare ad un extra costo di costruzione intorno al 16%. Ma il progetto di bioarchitettura sfrutta fino dalla primissima impostazione del progetto molte risorse passive, il sole, i venti, l'isolamento. E' allora fondamentale che sia conseguente anche nelle scelte impiantistiche, potendo in queste razionalizzare moltissimo la spesa iniziale. E più il progetto è pensato in maniera organica e minori saranno i costi di realizzazione.
 
Cosa bisogna chiedersi come prima cosa?
Da dove arriva il materiale che viene utilizzato e come potrà essere smaltito Elementi base per un giusto abitare le vernici con biologiche ovviamente non tossiche, trattamento per non avere muffe…l’argilla per esempio riduce moltissimo i campi magnetici e sono ottime le pitture di calce a base vegetale
 
Quali sono i materiali migliori?
Preferibilmente i materiali migliori sono quelli naturali non prodotti in fabbrica
 
Hanno partecipato alla serata:
Daniela Brighi che a Rimini è sicuramente una pioniera del costruire sostenibile e a basso consumo, autore tra l'altro del Regolamento di Bioedilizia del Comune di Rimini e di numerose realizzazioni di successo.
Insieme a lei hanno preso parte e partecipato alla serata : l'arch. Giovanni Sasso, l'arch Francesca Perazzini, l'ing Massimiliano Pizzigatti, l'arch. Roberta Magni.
Alla serata ha partecipato come relatore anche Giuseppe Carpi che ci raccontato la sua interessante esperienza di costruzione della sua casa sostenibile, le gioie e i dolori della sua esperienza…prossimamente chiederemo anche a lui una breve intervista.
 
Per fare gruppo critico, ognuno può fare la propria parte:
per informazioni rivolgetevi all'associazione Forum sostenibile: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 10